dalla nascita della Repubblica al crollo del Muro di Berlino 1946-1989
 
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PREFAZIONE

Historia vero testis temporum, lux veritatis, vita memoriae, magistra vitae, nuntia vetustatis. “La storia è testimone dei tempi, luce della verità, vita della memoria, maestra della vita, messaggera dell'antichità". Sono parole di Cicerone (nel De Oratore) per affermare la funzione ammaestratrice dell'esperienza storica.

Attenendosi a questi concetti, l'autore di questo Almanacco ha esposto i fatti storici che hanno riguardato la destra nazionale nella loro successione cronologica, dal 1946 al 1989. Episodi che, per renderli comprensibili ed attualizzarli nel contesto storico in cui si sono verificati, sono stati affiancati e inseriti negli avvenimenti sociali, politici, culturali, sportivi, musicali, religiosi di quegli anni.

Il complesso, articolato e utile lavoro dell'amico e collega Federico Gennaccari merita alcune considerazioni. Quando nel 1945 la guerra civile ebbe termine, le sinistre (in particolare i comunisti) per il ruolo avuto nell'insurrezione in numerose città dell'Italia settentrionale, si erano notevolmente rafforzate. Al contrario della destra prefascista e liberal-conservatrice, notevolmente ridimensionata. Il risultato del referendum istituzionale del 2 giugno 1946 con il 45,7% dei voti a favore della Monarchia, diede la sensazione che la destra potesse contare su milioni di italiani. Ma ben presto, con le elezioni dell'aprile 1948, questa illusione venne spazzata via dalla grande affermazione della Democrazia Cristiana sul Fronte Popolare.

Da quel momento la politica italiana, influenzata sensibilmente dalla guerra fredda, sarà pilotata dal centro, costituito oltre che dalla Dc, partito egemone, dai partitelli satellitari (socialdemocratici, repubblicani e liberali che, pur di rimanere nella stanza dei bottoni, saranno costretti a fare da comparsa).

Il centro entrerà in crisi verso la fine degli anni cinquanta, quando la sinistra democristiana (guidata da Aldo Moro e Amintore Fanfani) imporrà a tutto il partito l'apertura verso i socialisti, nella speranza di indebolire il Partito Comunista. Il centrosinistra organico (con Moro presidente del consiglio e Pietro Nenni, vice) sarà costituito però solo nel 1963, tre anni dopo la caduta del governo Tambroni, sostenuto con i voti determinanti del Msi che, con un'accorta politica moderata seguita dal suo segretario Arturo Michelini, era riuscito a realizzare un sogno: quello di rendere nuovamente protagonista la destra nel nostro Paese.

A distanza di oltre quaranta anni dai fatti di Genova, c'e da riconoscere che il Pci, con i moti di piazza (estesi dovunque, con morti e feriti), agevolò la corrente che, all'interno della Dc, faceva capo a Moro e Fanfani. Apertura a sinistra che ricevette anche il consenso degli Stati Uniti e del Vaticano.

A questo proposito giova sottolineare che la strategia del Msi, in quel momento, era quella di arrestare l'avanzata delle sinistre nel nostro Paese, tentando di realizzare una grande destra, con l'apporto, ovviamente dei liberali oltre che dei monarchici. Ma il disegno missino fallì per l'ostinata opposizione dei liberali che, da soli, ritenevano di rappresentare la destra in Italia. Il Msi, partito essenzialmente post-fascista, era stato costituito nel dicembre 1946. Furono soprattutto Pino Romualdi e Arturo Michelini gli artefici del nuovo movimento. Michelini non aveva avuto incarichi di rilievo nel fascismo (era stato per breve periodo dirigente del fascio romano), né aveva partecipato alla Repubblica sociale. Romualdi, invece, era stato vice segretario del Partito fascista repubblicano. Scampato alla morte e datosi alla latitanza, era riuscito però a tenere i collegamenti con tutti coloro che non se la sentivano di aderire ad altre formazioni politiche (furono numerosi i casi di ex fascisti o ex combattenti della Rsi che bussarono alla porta del Pci).

La nascita del Msi (quanti storici non tengono nella dovuta considerazione questo particolare!) evitò che potessero rafforzarsi tutti quei gruppi, come i Far (Fasci di Azione rivoluzionaria) e le Sam (Squadre di azione Mussolini), che andavano compiendo atti terroristici su tutto il territorio nazionale. Sotto questo punto, l'opera di Romualdi fu determinante.

La maggioranza del Msi, sin dall'inizio, praticò una strategia moderata di integrazione nel sistema. Ne furono chiari esempi la prima partecipazione alle elezioni politiche del 1948, la formazione di giunte comunali nel Sud, con monarchici e democristiani, l' "operazione Sturzo" del 1952 in vista delle elezioni amministrative romane (fatta fallire all'ultimo momento da Alcide De Gasperi), il contributo all'elezione di Giovanni Gronchi alla presidenza della Repubblica nel 1955, il voto favorevole ai governi Zoli (maggio 1957), Segni (febbraio 1959) e Tambroni (aprile 1960), il sostegno determinante per eleggere Antonio Segni a presidente della Repubblica nel 1962.

Negli anni settanta, dopo il clamoroso successo nelle elezioni amministrative del 1971 e nelle politiche del 1972, il Msi viene progressivamente emarginato dalla vita politica italiana. Segretario è Giorgio Almirante, alla guida del partito dopo la prematura scomparsa di Michelini nel giugno 1969. Almirante fa parte della “vecchia guardia” missina, essendo stato uno dei principali promotori della costituzione del Movimento, oltre che il primo segretario dal 1947 al 1950.

Nell'autunno del 1973, Enrico Berlinguer, segretario del Partito comunista, lancia ai cattolici la proposta del compromesso storico, subito raccolta da Aldo Moro che già nel 1969 aveva raccomandato alla Dc di serbare "attenzione" ai progressi democratici dei comunisti. Da quel momento, se si esaminano attentamente gli eventi che si susseguono, il Msi non solo è ghettizzato politicamente (mentre il Pci fa parte a pieno titolo dell'arco costituzionale) ma è sottoposto ad una serie di indagini della magistratura e di inchieste da parte del Viminale, così come era stato fatto negli anni cinquanta. Nel 1976 subisce anche una dolorosa scissione, quando viene costituita Democrazia Nazionale, guidata da Ernesto De Marzio, Gastone Nencioni e Gianni Roberti.

Nel corso dei cosiddetti "anni di piombo", le sedi della destra nazionale sono oggetto di attacchi dinamitardi ed incendiari, i suoi iscritti e simpatizzanti cadono nel mirino dei gruppi di estrema sinistra. Più di venti sono i morti missini, centinaia i feriti. All'interno di questo interessante Almanacco vengono descritti con obiettività i fatti sanguinosi che purtroppo hanno coinvolto la destra in questo tragico periodo.

L'opera di Federico Gennaccari, scrupoloso ed attento ricercatore, merita un particolare plauso perché contribuisce a rinverdire la memoria della destra, a rendere più comprensibile il passato, la cui conoscenza risulta indispensabile se si vuole comprendere il presente, se si vuole guardare al futuro.

Adalberto Baldoni

 

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